Beppe Giuliano Monighini – Ritratti di donne con le gambe

Quella mattina uscì di casa presto, e infatti la strada era deserta.
Non che fossero le sei; era presto per le abitudini degli abitanti di quel quartiere di Amsterdam dove stanno gli artisti, dove di solito quasi nessuno è in giro fin verso l’ora di pranzo.
Camminò verso l’auto, parcheggiata all’altro capo della via, e i suoi passi nel silenzio rimbombavano. Possiamo immaginarne suono e eco, anche se non sappiamo cosa calzasse: mocassini di nappa, stivali di foggia texana, o scarpe dalla suola spessa comperate in uno di quei negozi che vendono l’abbigliamento informale amato dagli alternativi.
Pensò che gli sarebbe piaciuto dipingere una serie di ritratti di donne e poi modificarli con un programma di grafica computerizzata. Che aveva fame e si sarebbe fermato in un bar lungo il percorso. Quanti soldi dalla vendita di un quadro dipinto in poche ore di lavoro nemmeno troppo ispirato. Alla donna, la bionda esile dalle gambe lunghe con cui non era riuscito a scopare la notte precedente: se ne sarebbe andata anche lei? Non pensò al camminare, non si pensa ai gesti naturali.
Si avvicinò all’automobile, cercò le chiavi nella tasca sinistra dei pantaloni, forse jeans sgualciti, forse braghe ampie in tela grezza di colore mimetico.b Aprì lo sportello, si sedette, intanto continuava a pensare. Quanti soldi dalla vendita di un quadro brutto. Lui voleva solo fare una serie di ritratti di donne e poi modificarli con un programma di grafica computerizzata. Si fermerà a mangiare qualcosa in un bar. La bionda dalle gambe lunghe se ne sarebbe andata ma… Infilò la chiave e fece per mettere in moto.
Chi ha interesse a far saltare per aria un pittore olandese?
Girò la chiave e l’automobile fece un boato enorme. Possiamo immaginarne suono e eco nella strada deserta, i vetri dei primi piani che vanno in frantumi, l’incendio che vibra opaco, la voce di uno che telefona agitato all’emergenza. Le vetture di servizio con i lampeggianti blu, uomini con le tute che hanno imparato a guardare corpi ormai molto diversi da come li vediamo di solito.
Uno di loro cercherà tra il rottame e nei dintorni le gambe di Rob Scholte. Lui, comunque, sopravvisse. Lasciò quella strada di Amsterdam e si trasferì a Tenerife, dove cercarono di nuovo di ucciderlo con una molotov. I colpevoli non furono mai trovati, anche se vennero sospettati i trafficanti di opere d’arte, gli spacciatori di droga che avevano legami con la comunità di artisti di quel quartiere, poi un altro artista che sperava di prendere il suo posto di protetto da un mecenate.
A Tenerife Scholte dipingerà Plug-ins, una serie di ritratti di donne che modificò con un programma di grafica computerizzata. In quello che mi piace di più c’è una bionda esile di cui si notano le gambe lunghe.

https://grandetaxigiallo.wordpress.com/2013/06/21/ritratti-di-donne-con-le-gambe/

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